Category: Stay inspired (sharing ideas)

Perché e come valutare l’impatto sociale: una intervista all’esperto Christian Elevati

In questa intervista, il collega del Fundraising Virtual Hub Christian Elevati, esperto di riferimento del network per la valutazione di impatto sociale, ci fornisce alcuni preziosi chiarimenti sul nuovo “approccio di Quadro Logico” adottato da EuropeAid (agenzia della Commissione Europea) per la formulazione dei progetti di cooperazione allo sviluppo e su, appunto, la valutazione di impatto sociale, tema su cui si sta finalmente sviluppando un interessante dibattito anche in Italia.

Aree di governo, politiche pubbliche locali e nuove funzioni dei GAL

Il post chiarisce meglio quali siano le motivazioni alla base della proposta di fare una riflessione sul possibile ruolo dei GAL 2014-2020 nell’ambito di una revisione del sistema di governo delle aree vaste che vada oltre la mera abolizione delle Province e sia in grado di (i) garantire una maggiore simmetria fra aree vaste “normative” e aree vaste “funzionali”, (ii) allocare meglio le competenze di policy fra livelli di governo (fra Regioni, enti intermedi di secondo livello e Comuni) e, non ultimo, (iii) favorire una più ampia partecipazione dei cittadini alla formulazione delle politiche pubbliche

Aree vaste, riforma delle autonomie locali e nuove funzioni dei GAL

Projects - Logic models

Il post chiarisce meglio la mia idea di andare oltre l’abolizione delle Province ed avviare una riflessione sui processi di rescaling istituzionale (inerenti enti e “aree vaste” intermedi fra Regioni e Comuni), che prenda anche in considerazione l’opzione di un forte processo di “empowerment” dei GAL, in modo da tratteggiarne un nuovo profilo che li caratterizzi come enti funzionali di secondo livello con una missione specifica (più ampia di quella stabilita dalla normativa europea e dai PSR) in relazione all’area geografica di loro pertinenza.

Approcci innovativi alla valutazione dell’impatto sociale. L’approccio “lean data” di Acumen

Il post presenta l’approccio “lean data” alla raccolta di dati funzionali alla valutazione dell’impatto sociale che sta sperimentando, in questi anni, Acumen. L’approccio – ampiamente coerente con i principi del movimento “lean experimentation” – è particolarmente in linea con l’esigenza di consentire anche a piccole organizzazioni con budget limitati di effettuare valutazioni di impatto e, soprattutto, ha il pregio di essere fortemente focalizzato sui beneficiari finali dei progetti.

La valutazione dell’impatto sociale. Costa, ma fa bene anche alle organizzazioni

Il post, prendendo le mosse da un paio di contributi del collega di FundraisingVirtualHub Christian Elevati, discute i principali vantaggi per le organizzazioni mission-driven di una sistematica valutazione del loro impatto sociale. La valutazione dell’impatto sociale è molto utile per tali organizzazioni, ma sovente anche eccessivamente onerosa per quelle più piccole. In questa luce andrebbe esaminato meglio e testato l’approccio “lean data” che sta sperimentando, in questi anni, la famosa charity Acumen.

Uno o più modelli di business per le imprese agro-sociali?

Il post conferma l’esigenza di avviare delle indagini su nuovi modelli di business adatti ad imprese agro-sociali e rimarca l’importanza di sviluppare innovativi servizi di sostegno e di formazione per i titolari di questo particolare tipo di azienda agricola. In questa luce, nel Lazio, innovativi progetti di formazione per gli imprenditori agricoli “a vocazione sociale” potrebbero essere finanziati grazie al recente avviso pubblico attuativo della Sottomisura 1.1 del PSR 2014-2020.

Multifunzionalità e natura “terziaria” delle attività agricole. Cosa sono le “imprese agro-sociali”?

Il dibattito recente su “multifunzionalità”, “agricoltura sociale” e promozione di attività extra-agricole nel comparto primario rischia di portare a forzature eccessive della natura “terziaria” delle attività agricole. Questo può causare, tra l’altro, una poco condivisibile scelta di strategie e interventi a sostegno di multifunzionalità e sviluppo di attività extra-agricole nei PSR regionali. Il post, oltre ad evidenziare questi aspetti, rimarca anche l’esigenza di avviare ulteriori ricerche sull’agricoltura sociale e, soprattutto, sui modelli di business delle imprese agro-sociali.

I nuovi GAL 2014-2020 fra multi-level governance istituzionale e sistemi di governance partecipativi

LEADER 2.0

Il contributo, muovendo dal post del 10 agosto e da altre considerazioni sul peculiare sistema di governance dei GAL, delinea meglio alcuni obiettivi e alcune criticità di un percorso di riforma del Titolo V della Costituzione che istituisca un sistema di enti intermedi fra Regioni e Comuni (fra cui, eventualmente, annoverare anche i GAL), che sia maggiormente in linea con la scala territoriale ottimale delle giurisdizioni locali e, al contempo, sia più funzionale a una più ampia partecipazione diretta dei cittadini alle scelte pubbliche.

Sviluppo place-based, riforma istituzionale delle giurisdizioni locali e nuove funzioni dei GAL

Borgo italiano

Il post, muovendo dall’esperienza dei GAL nelle precedenti programmazioni e dai contenuti della riforma, in divenire, dell’ordinamento istituzionale di cui alla L. 56/2014, propone alcune sperimentazioni istituzionali che guardino ai nuovi GAL 2014-2020 come nuovi possibili soggetti istituzionali che governino (alla stregua di Enti di secondo livello) “aree funzionali omogenee” intermedie fra le Regioni e i Comuni.

La strategia di reindustrializzazione del Lazio. Il bando “Sostegno al riposizionamento competitivo dei sistemi imprenditoriali territoriali” un anno dopo

La programmazione pluriennale degli interventi di sviluppo cofinanziati dai fondi europei della Regione Lazio punta decisamente su un processo di reindustrializzazione del Lazio, tracciato nel documento strategico “Valore Aggiunto Lazio”, assolutamente coerente con la politica industriale dell’UE. Una siffatta strategia complessiva di rilancio strutturale del Lazio appare condivisibile. Appare meno condivisibile che non ci siano espliciti riferimenti al rilevante rischio di una ulteriore divaricazione nei livelli di competitività e di sviluppo fra il “centro” dell’economia laziale e le sue “periferie”, periferie che sono strutturalmente molto fragili soprattutto lungo la dorsale appenninica.