Il “semestre europeo” e la Raccomandazione del Consiglio sul capitale umano nell’UE

Il post illustra la grande novità dell’introduzione, nell’ambito del “semestre europeo” per il coordinamento delle politiche pubbliche degli Stati Membri dell’UE, di una Raccomandazione del Consiglio sul capitale umano nell’UE (proposta dalla Commissione il 25 novembre 2025 e approvata dal Consiglio il 9 marzo 2026). La Raccomandazione del Consiglio sul capitale umano nell’UE, che propone sei priorità (obiettivi strategici) e per ciascuno di essi degli obiettivi specifici, costituirà certamente un rilevante elemento di riferimento del “pacchetto istruzione” 2026 che la Commissione intende pubblicare a novembre 2026. La Raccomandazione del Consiglio sul capitale umano di quest’anno e quella del prossimo anno rappresenteranno parimenti dei termini di riferimento del negoziato sul Quadro Finanziario Pluriennale dell’UE e, soprattutto, sui Piani di Partenariato Nazionali e Regionali per il periodo 2028-2034 (Piani nazionali che, quasi certamente, conterranno un capitolo su istruzione e formazione professionale).

Le politiche dell’UE per l’istruzione e i modesti investimenti pubblici nel settore

Il post evidenzia che la Commissione Europea continua a pubblicare documenti di orientamento strategico e linee guida sull’istruzione e sulla formazione professionale che ne enfatizzano l’importanza e fissano obiettivi quantitativi di medio termine molto sfidanti. L’azione della Commissione, tuttavia, è scarsamente efficace nel convincere gli Stati Membri ad elevare significativamente la spesa pubblica per l’istruzione. Se consideriamo la quota della spesa per l’istruzione sul totale della spesa pubblica, questa nel 2023 registra un valore più basso di quello rilevato per il 2019. L’Italia, in base a questo indicatore, si colloca in fondo alla graduatoria degli Stati Membri. Documenti di orientamento strategico e linee guida potranno anche contribuire a migliorare gli interventi degli Stati Membri, ma senza un rilancio significativo delle spese per l’istruzione, inevitabilmente, si raggiungeranno risultati insoddisfacenti. Questo sarebbe un tema da trattare anche nel corso del negoziato sul Quadro Finanziario Pluriennale dell’UE e sui Piani di Partenariato Nazionali e Regionali per il periodo 2028-2034.

La consultazione della Commissione sul “pacchetto istruzione” 2026

La Commissione Europea, il 30 luglio scorso, ha lanciato una consultazione aperta sulle future politiche pubbliche dell’UE in materia di istruzione e formazione, in vista della pubblicazione, prevista nel prossimo mese di novembre, del “pacchetto istruzione” 2026. I nodi problematici su cui è imperniata la consultazione sono: (i) il peggioramento dei risultati degli studenti nelle discipline di base e in educazione civica; (ii) la crescente carenza di insegnanti, carenza che concerne soprattutto le discipline STEM, la formazione professionale e le regioni europee più svantaggiate; (iii) la mancanza di infrastrutture digitali “Made in Europe” in grado di supportare una migliore valorizzazione dell’Intelligenza Artificiale (IA) nei processi formativi.

La recente Risoluzione del Consiglio che rilancia lo spazio europeo dell’istruzione

Il post evidenzia come la recente Risoluzione del Consiglio C/2026/3720, ossia la Risoluzione sul secondo ciclo del quadro strategico per la cooperazione europea nel settore dell’istruzione e della formazione verso uno spazio europeo dell’istruzione e oltre (2026-2030), di fatto, conferma la centralità dell’obiettivo dello “spazio europeo dell’istruzione” nell’agenda politica unionale e del quadro strategico per la cooperazione europea nel settore dell’istruzione e della formazione quale “meccanismo di coordinamento aperto” delle politiche degli Stati Membri in materia di capitale umano (almeno fino al 2030).
L’Iniziativa sullo spazio europeo dell’istruzione era stata lanciata dalla Commissione a settembre 2020 e ha potuto contare sul supporto complementare di altre Iniziative (agende di policy) attuate dall’UE nell’ultimo quinquennio. Il post indica alcune Iniziative che fino al 2030 potrebbero catalizzare gli effetti delle azioni implementate dalla Commissione e dagli Stati Membri per migliorare i sistemi di istruzione e formazione professionale.

Il negoziato sui Piani di Partenariato Nazionali e Regionali e sul Fondo Europeo di Sviluppo Regionale per il periodo 2028-2034

Il “testo di compromesso parziale” del Consiglio sulla proposta di regolamento-quadro sul Fondo “unico” per le politiche strutturali 2028-2034 e sui Piani di Partenariato Nazionali e Regionali 2028-2034 ha proposto una diversa formulazione di quasi tutti i policy field su cui interverrà il FESR 2028-2034. Questo vale in particolare per il PF 3a.2 Competitività che, nella formulazione iniziale, era fortemente focalizzato sull’apparato manifatturiero europeo e non faceva alcun riferimento alle Strategie di specializzazione intelligente e per il PF 3b.1 Base industriale della difesa dell’UE, infrastrutture di difesa e mobilità militare. Nel corso del negoziato, tutti i portatori di interesse – istituzionali e non – dovrebbero avanzare molto esplicitamente alla Commissione due quesiti: (i) come si dovranno/potranno coniugare questi due policy field? (ii) quali tipologie di investimenti si potranno concretamente finanziare nell’ambito dei due policy field?

Il negoziato sui Piani di Partenariato Nazionali e Regionali 2028-2034 al termine della Presidenza di turno cipriota

Il “testo di compromesso parziale” sulla proposta di regolamento-quadro sul Fondo “unico” per le politiche strutturali 2028-2034 e sui Piani di Partenariato Nazionali e Regionali (PPNR) rilasciato dal Consiglio il 16 giugno 2026 propone delle interessanti modifiche alla formulazione degli Obiettivi Generali, degli Obiettivi Specifici e dei policy field dei PPNR. Ciò detto, personalmente resto perplesso su due aspetti: (i) gli Obiettivi Generali continuano ad essere fortemente coerenti con il piano di lavoro per la legislatura europea 2024-2029 della Commissione von der Leyen II e molto meno con gli obiettivi istituzionali delle politiche strutturali (questo fa venire il dubbio che i PPNR siano pensati dai decisori politici europei più come strumenti di enforcement delle direttrici strategiche dell’UE che come strumenti per lo sviluppo strutturale dei territori europei più fragili); (ii) il “quadro degli obiettivi” ex art. 2 ed ex art. 3 non si può assolutamente considerare in linea con il c.d. Approccio di Quadro Logico, che prevede che programmi pluriennali di politica economica e progetti siano elaborati sulla base die relazioni di mutua coerenza, secondo una logica “if then”, fra diversi livelli di obiettivi. In altri termini, Obiettivi Generali e Obiettivi Specifici appaiono come dei meri contenitori e non come dei veri livelli logici di una possibile “catena del cambiamento”.

Piani di Partenariato Nazionali e Regionali 2028 – 2034, interventi a sostegno della cultura e rilancio del New European Bauhaus

La Commissione Europea, lo scorso 16 dicembre, a latere dell’Iniziativa Affordable housing ha presentato due documenti ufficiali intesi a rilanciare il New European Bauhaus (NEB).
Il NEB può fornire un supporto rilevante alla sperimentazione di Azioni sociali innovative nel campo della cultura, in particolare all’avvio e al consolidamento di forme di auto-organizzazione sociale che hanno per oggetto la valorizzazione del patrimonio artistico-culturale che, in analogia ad altre forme di auto-organizzazioni intese a valorizzare dei beni comuni, si potrebbero definire “comunità culturali”.
Questo è particolarmente vero nelle “aree interne” che annoverano fra i principali asset il patrimonio culturale e possono fare leva sulle tradizioni artigiane e culturali locali e sull’attenzione per la sostenibilità ambientale – promossa indirettamente dal NEB – per attrarre visitatori e nuovi residenti.
Il nodo della questione è che, purtroppo, in Italia sembra mancare un dibattito articolato su promozione degli asset culturali nelle aree interne, funzioni del NEB di sostegno diretto e indiretto per le attività culturali e la sostenibilità ambientale e innovazione sociale.

Da azioni gerarchiche di capacity building ad azioni sviluppate dal basso. Perché non valorizzare l’approccio “The Medici Effect”?

Le strategie di capacitazione amministrativa dei beneficiari degli interventi della politica di coesione, tradizionalmente, sono caratterizzate da un approccio fortemente gerarchico (“top down”) e trascurano i meccanismi di apprendimento a livello locale e gli spontanei scambi di conoscenze fra beneficiari degli interventi (stakeholder locali).
Il post propone di passare da un modello “top down” (gerarchico) di trasferimento di conoscenze (in cui una mano sta sopra e “dona” delle competenze a quella che sta sotto) a un modello policentrico in cui tutti coloro che vi aderiscono lo fanno su un piano di parità e (i) hanno l’umiltà di riconoscere che tutti, anche gli operatori più fragili, possono sviluppare delle competenze specifiche e, quindi, non è fruttuoso impostare i processi di trasferimento di competenze come meccanismi unidirezionali; (ii) affrontano la sfida difficilissima di identificare le giuste “intersezioni” di competenze utili per migliorare procedure attuative ed efficacia dei progetti che derivano da organizzazioni e discipline diverse, in cui mettere a fattor comune la pluralità di competenze disponibile in un dato territorio. Si tratta di valorizzare, mutatis mutandis, l’approccio “The Medici Effect” di Frans Johansson all’analisi dei processi di innovazione e delle caratteristiche degli ecosistemi innovativi più performanti.

Fondo Europeo di Sviluppo Regionale 2028-2034: sostegno alle “tecnologie di difesa” e politiche industriali dal lato della domanda

Il Fondo Europeo di Sviluppo Regionale (FESR) 2028-2034 include quattro policy field direttamente serventi rispetto a obiettivi di competitività e di leadership tecnologica dell’Unione, fra cui policy field 3b.1 Rafforzare la base industriale della difesa dell’UE e la mobilità militare focalizzato sullo sviluppo e sulla fabbricazione di “tecnologie di difesa”.
Il post rimarca che, alla luce del fatto che la produzione di “tecnologie di difesa” è intesa a soddisfare, quasi integralmente, una domanda pubblica, vi sono due aspetti da approfondire meglio: (i) per sostenere sviluppo e fabbricazione di “tecnologie di difesa” è più ragionevole utilizzare gli strumenti dal lato della domanda, richiamati sinteticamente nel prospetto che chiude il post (in questa luce, si può considerare discutibile anche la scelta delle Autorità di Gestione dei Programmi 2021-2027, ampiamente dettata dalla Commissione, di utilizzare le risorse riallocate sui tre cluster iniziali della STEP attraverso interventi “dal lato dell’offerta”, scelta che è legata soprattutto all’obiettivo di spendere rapidamente stanziate e riprogrammate, piuttosto che a quello di riorientare la struttura industriale verso settori knowledge intensive ad alto valore aggiunto); (ii) stante la distinzione fra strumenti di politica industriale top down e strumenti la cui gestione può essere devoluta ad enti di governo sub-nazionali, i fattori alla base delle scelte sul decentramento di tali strumenti, che affondano le radici nelle lezioni della “teoria del federalismo fiscale”, di fatto vanno parzialmente accantonati alla luce delle implicazioni su sicurezza civile, militare e istituzionale del finanziamento di dispositivi tecnologici e prodotti per la difesa.